Are you tired… my dearling?

Avete presente quando vi sentite “stanchi”?

Stanchi, ma non di una stanchezza fisica… non è qualcosa che ha a che fare col la fatica, con il sonno… è una stanchezza profonda, che nasce da dentro.

Una sensazione  che ti fa sentire pesante, che ti porta a respirare rumorosamente buttando fuori l’aria come se fosse quella il “peso” e a sbattere le palpebre più spesso per ricacciare giù le lacrime…

Alzarsi al mattino col sorriso non è da tutti.

Saper spegnere puntualmente i sorrisi invece, è qualcosa che sanno fare in molti.

I molti che danno per scontato che tanto, il giorno dopo, troveranno ancora quel sorriso.

Ma forse un giorno non ci sarà più, non è così certo che ci sarà sempre.

Perchè quella stanchezza, appende due pesi anche agli angoli della bocca.

….ma quando quel sorriso non ci sarà più…..

Allora sì che sarà troppo tardi.

Allora sì che gli esami di coscienza non serviranno più a un cazzo.

Come non servirà più a nulla stringere i pugni.

Ma di certo si comprenderà la forza di un sorriso, il potere che questo racchiude in se… e se ne sentirà la mancanza che sarà più pesante di ogni altra cosa.

L’uomo è un essere incredibilmente stupido: non da mai abbastanza valore a ciò che ha, fino a quando non lo perde.

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Inzuppo biscotti nella tempesta

Mi alzo e mi trascino verso il bagno

Strizzo il tubetto del dentifricio

è quasi finito.

Alzo lo sguardo verso lo specchio

Gli occhi rossi e assonnati

il viso segnato

dalle lacrime.

Mi accorgo di aver infilato il maglione

al contrario

…il cuore è dall’altra parte…

I miei buoni propositi sono tutti lì

schierati a guardarmi.

Mi osservano

sussurrano

ridacchiano.

Poi, nel silenzio

mi accoltellano.

Sento la lama fredda entrare dalla schiena

ed uscire dal petto,

trapassarmi lo sterno.

Sputo sangue nel lavandino.

Sciacquo via tutto

per non lasciare il segno.

Poi frugo in un cassetto

alla ricerca di un sorriso

da indossare stamattina.

Anche quelli sono quasi finiti.

Vago per casa ascoltando una vecchia canzone

Mi faccio un caffè.

La punta della lama 

la vedo spuntare all’altezza del costato.

C’è qualcosa inciso sopra,

ma non riesco a leggere bene.

Mi porto una mano alla schiena 

e spingo la lama più in profondità.

Ecco che ne spunta ancora un pezzo

Finalmente leggo ciò che c’è scritto:

“Ti ho ripresa”.

Una smorfia di dolore sul mio volto.

Sono svuotata

ed è solo mercoledì mattina.

Guardo l’orologio.

Arriverò certamente in ritardo.

Sanguino.

Il maglione è ancora al contrario

…il cuore è dall’altra parte…

 

This opera by Martina Fontana is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.

Ag & O

Perché tuoni e fulmini

non sono soltanto la fuori

stasera…

C’è un tremore

qui dentro

e voglia di abbassare lo sguardo

e sospirare a lungo.

Come durante alcuni interminabili minuti

in cui i due capi

di quell’invisibile corda d’argento

si ricongiungono

e restano lì

in un equilibrio precario

a scambiarsi energia

e calore.

Restano lì

fino a quando non si aggiustano

i complicati ingranaggi

che li tengono uniti

in quegli istanti.

…E sono ingranaggi delicati

quelli…

si bloccano

e si guastano

con una facilità impressionante.

Poi, in qualche modo

si mettono a posto,

si rigenerano.

Ma continuano ad aver bisogno

di energia

e  calore.

 

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5 dita

Io non l’avevo mai visto
ma ora quel lieve bagliore mi riempie gli occhi.
Non riesco più a zittire gli schiamazzi nel mio cervello
da quando l’ho visto.
Eppure non era così lontano
Non quanto mi pareva almeno.
E’ sempre stato lì,
ma io non mi ero mai voltata.
L’ho visto ed è stato come uno schiaffo
di quelli che lasciano le 5 dita belle impresse sul volto
mi sfioro la guancia e la sento bruciare.
Un bagliore sfocato
intravedo un’immagine
e non posso più distogliere lo sguardo.
Sono rapita e malinconica.
La bellezza di quell’immagine mi distrugge
ma è ancora troppo lontana…
Ed io sono troppo stanca
e penso a quanto la bellezza sia soggettiva
E allora quel lampo diventa un buco nero.
Lo vedo coi tuoi occhi.
Ed anche coi suoi.
Lo spazio si moltiplica tra me e quella visione,
tra voi e quel buco nero.
Ma voi non ne sapete nulla
non l’avete visto.
Non siete neanche sicuri che esista.
Io invece l’ho visto
qui, in un angolino del mio cervello.
E quanta luce
e quanto calore

emanava…

Ho 5 dita impresse sul cuore.

 

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Paper pains

Se questi muri potessero urlare

E questo cuscino potesse gonfiarsi come una spugna

Se potessi premere quel fottuto interruttore,

cambiare la pelle

e gettare questi occhi bagnati da qualche parte

sotto al letto

Se potessi vivere un giorno nella quieta banalità

barattando queste emozioni di cristallo

con una risata beffarda alla notte…

Beh, non sarei felice

comunque.

Avrei qualcosa da ridire.

E’ come quando ci si taglia il dito

con un foglio di carta

Bianco.

Provi quel senso di fastidio

che ti fa mordere le labbra

e ti chiedi 

come qualcosa di così stupido

possa farti sanguinare

Rosso Vivo.

 

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Vibrazioni differenti… 
Discromie quasi impercettibili…
Sfuggente il ritmo.

Siete ansiosi, ipersensibili, emotivamente fragili…
Martina é così solare, così gioiosa…
Anche.
Perché Martina ha furiose tempeste e grandine e sabbie mobili dentro se…
E alla fine, é lei che prende gli ansiolitici per giungere alla pace del sonno
e sognare cavalli impazziti che danzano nella bufera.
Not(t)e…

 

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Non è facile parlare d’amore con me.

       – Come ti senti, Martina?

       – Come ti senti?

…mi sento Amata.

Amata tanto e profondamente, da più persone e non solo.

Mi sento amata per ciò che sono, coi miei pregi e difetti, amata per le mie sfaccettature, ma….

        – …Ma?

Ma fa male.

         – Cosa???  …Fa male??? …Ma dai! cosa stai dicendo?

Sto dicendo ciò che sento. 

E sento che è una cosa meravigliosa, tanto da commuovermi, ma sento anche che fa male.

         – Perchè dici così?

Perchè è un sentimento così bello e puro… e profondo.

E la troppa bellezza fa male.

E poi è fragile… di una fragilità estrema. Con un soffio lo puoi mandare in frantumi.

          – Non capisco…

Ehh… non è mica facile da spiegare.

Ma ogni volta che penso a certe parole, a certi sguardi…  gli occhi mi si riempiono di lacrime e fatico a trattenerle lì. Alla fine scendono a bagnarmi il viso, il collo, arrivano fino al petto…

          – Addirittura… ma l’amore non dovrebbe far piangere.

Non è vero, l’amore fa piangere eccome! 

Fa piangere perchè è tanto, troppo! 

E’ dentro di noi in quantità industriali eppure non sappiamo come darlo…e nemmeno come riceverlo… E’ come se ci sentissimo in colpa nel ricevere troppo amore, come se sentissimo di non meritarlo.

E allo stesso tempo tempo ci sentiamo in colpa a donarlo, ma non possiamo farne a meno.

           – E’ strano…. non ci avevo mai pensato…

Già… forse neanche io ci avevo mai riflettuto bene.

E’ incredibile.

Eppure a volte sento che mi manca il respiro.

Perchè è troppo!

Sento di poter infliggere un dolore lancinante anche soltanto con una parola sbagliata.

Sento di poter far passare delle notti insonni e piene di tormento.

E ne passo anch’io di notti così… ne ho passate tante.

Tutto questo fa male.

           – Sì…immagino di sì

Ma è anche tutto così tremendamente dolce da fare bene.

Forse fa bene… ecco.

           – Stai cominciando a confondermi!

Una dolcissima malattia, ecco cos’è.

Un morbo che invade i tuoi organi, i tuoi arti ed anche i tuoi nervi.

Lo si cura e lo si tiene a bada con i piccoli gesti… 

           – Un morbo da tenere a bada??? addirittura???

Sì, è necessario tenerlo a bada!

Perchè è una malattia dal decorso imprevedibile e bisogna gestirla con cautela.

E questo vale indipendentemente dal ruolo in cui si è coinvolti.

Oltretutto è contagiosa!

Un meraviglioso bene contagioso…

Un malinconico male contagioso…

 

           – Ma quindi… come ti senti?

Mi sento

Amata.

 

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Something is broken inside me

Tornare a casa e non vedere l’ora di fiondarsi sotto la doccia… perché lì si può piangere liberamente, senza freni… mentre le lacrime scivolano via e si confondono nel tepore dell’acqua.

E poi sai che devi andare ad una cena… una dannata cena aziendale.

E dovrai fingere di stare bene e magari persino sorridere… mentre vorresti soltanto sotterrare la testa tra le piastrelle del pavimento.

Giornate che ti straziano… e notti che devono ancora sfoderare gli artigli… basta così poco per sentirsi a brandelli…